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La Tavola di 'Abdu'l-Baha al professar Augu-
ste Forel è stata definita da Shoghi Effendi « una
delle più ponderose fra le Tavole rivelate da
'Abdu'l-Baha »: 1 e tale veramente ci appare que-
sta lunga Lettera nella quale il Maestro spiega
al celebre scienziato positivista svizzero, che Gli
aveva posto un quesito, profondi concetti spiri-
tuali quali l'esistenza di Dio, l'esistenza, la na-
tura e le qualità dell'anima, il significato e la
natura della mente umana, i vari gradi dello spi-
rito nei regni dell'esistenza, la posizione dell'uo-
mo nella natura, alcuni aspetti fondamentali del
rapporto fra uomo e Dio.
Scritta nel 1921, questa Tavola ha un valore
e un significato del tutto speciali per il mondo
occidentale moderno dove i lumi della ragione
sono ritenuti gli unici criteri di verità degni di
essere seguiti.
Il suo valore dipende innanzi tutto dal suo
impareggiabile Autore: 'Abdu'l-Baha. Per i Bahi'i
questo nome è sufficiente garanzia; per chi inve-
9

ce non ne sia informato, 'Abdu'l-Baha fu l'Inter-
prete degli Insegnamenti Baha'i designato da Ba-
ha'u'llàh, Fondatore della Fede Baha'i e Suo Pa-
dre. Egli dedicò tutta la Sua vita - che resta per
sempre il più alto esempio di vita baha'I - all'espo-
sizione verbale e scritta degli Insegnamenti del
Padre: fu dunque scrittore assai fecondo, applau-
ditissimo oratore, nonché amatissimo Maestro.'
I Suoi scritti comprendono una breve storia della
Fede pubblicata in inglese nel 1891, (A Trauel-
là' s Narrative)/ un eccelso trattato di politica
scritto nel 1875 (The Secret o] Divine Ciciliza-
tion ),4 un profluvio di lettere indirizzate a corri-
spondenti desiderosi di ricevere da Lui una spiega-
zione sui più disparati aspetti della vita umana:
il matrimonio, la famiglia, l'educazione, il lavoro,
la morte, la sofferenza, la salute e la malattia, la
preghiera, la scienza, l'amore - non v'è tema
ch'Egli non abbia trattato con divina saggezza.' I
Suoi discorsi sono stati spesso raccolti in forma di
libri da solerti ascoltatori che li avevano trascritti
parola per parola nella lingua originale o nella tra-
duzione dei Suoi interpreti (parlava infatti in per-
siano). Pur non avendo lo stesso peso degli scritti
anche questi testi sono tuttavia assai profondi e
importanti. I titoli più noti sono: Memorials o]
the Faitbjul " (una raccolta di biografie spirituali
lO


dei più eminenti personaggi baha'i vissuti in Terra
Santa fra la fine dell'Ottocento e gl'inizi del No-
vecento); Some Answered Questions (in italiano
Le Lezioni di San Giovanni d'Acri,1 che rappresen-
ta il frutto del magistrale insegnamento da Lui
impartito all'americana Laura Barney - poi Drey-
fus - ospite nella Sua casa di 'Akka, su temi cri-
stiani e scientifico-filosofici); The Promulgation o]
Universal Peacei Paris Talks (in italiano La Sag-
gezza di 'Abdu'l-Babài 9 e 'Abdu'l-Babà in Lon-
don lO (dove sono raccolte le trascrizioni dei Suoi
discorsi pronunziati durante la Sua permanenza ne-
gli Stati Uniti, a Parigi e a Londra rispettiva-
mente).
Da tutte queste opere emerge uno stile esposi-
tivo inconfondibile, caratterizzato da frasi brevi,
abbondanti ripetizioni e un frequente uso di im-
magini. È uno stile che a prima vista sembra sem-
plice, ma questa semplicità resta tale solo per chi
rimanga alla superficie e si accontenti dei concetti
che lo svolgimento sin tattico delle parole e delle
frasi espone con lineare maestria; per chi invece vi
si soflerrni con maggiore attenzione, le Sue parole
rivelano verità dopo verità, quasi fossero un ocea-
no senza fondo né confini, del quale la mente può
cogliere volta per volta i più disparati aspetti, ma
la cui illimitata immensità sfugge.
11

'Abdu'l-Baha ammonisce i Suoi lettori-ascolta-
tori che i criteri della verità sono quattro: i sensi,
la ragione, l'intuito e le Sacre Scritture o tradi-
zione e li avverte che nessuno di essi è assoluta-
mente attendibile: è bene dunque vagliare ogni
concetto in esame avvalendosi di tutti e quattro i
criteri disponibili, ma infine è Dio Che premia il
sincero ricercatore e lo illumina facendogli com-
prendere a poco a poco aspetti sempre diversi e
più profondi della realtà. Non è forse questo an-
che un invito a un nuovo modo di leggere e stu-
diare? Gli occhi vedono e registrano le lettere e
le parole; il cervello le collega a formare frasi e
discorsi; la mente ne comprende il significato lo-
gico: e qui per lo più il lettore si ferma. 'Abdu'l-
Bahà invece lo invita a proseguire; lo esorta a me-
ditare, cioè a guardare con quell'occhio interiore
che Dio ha donato all'uomo e che Egli dice essere
per lo più debole per non uso, ma sempre a di-
sposizione di chiunque voglia affinarlo usandolo.
Solo così le verità più profonde dei Suoi Scritti si
fanno palesi allo studioso attento, il quale vi sco-
pre nuove profondità, nuovi paesaggi. E proprio
questa è la parte più appassionante - e appagan-
te - nella lettura delle Sue opere: la ricomposi-
zione dei concetti, il collegamento fra loro di brevi
frasi o incisi, inseriti qua e là nel discorso, che è
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facile sottovalutare, ma che invece sono fonda-
mentali per una più profonda comprensione dei
pensiero esposto. Per servirei di un esempio: è
come se le frasi fossero le tessere di un mosaico
ordinate a comporre un disegno semplice ed evi-
dente; ma a guardarle con maggiore attenzione è
possibile scoprire che alcune di quelle stesse tesse-
re estratte dal contesto e disposte l'una accanto
all'altra, possono comporre un altro mosaico di
altrettanta se non maggiore bellezza.
Per il lettore occidentale il valore di questa Epi-
stola dipende anche dal destinatario - Auguste
Forel, eminente scienziato positivista svizzero, de-
gno rappresentante di quell' aristocrazia intellet-
tuale, sulla quale l'Europa ha fondato il proprio
vanto di generatrice della moderna civiltà basata
sui lumi della scienza - e dall'effetto che essa
ebbe su di lui - ricevutala, lo scienziato positi-
vista si proclamò ripetutamente uno dei seguaci
della Fede Baha'I -.
Nato il 10 settembre 1848 in Svizzera, Auguste
ForeI appena sedicenne dichiarò la propria avver-
sione alla religione tradizionale, rifiutando la cre-
sima cristiana, e si mostrò invece precocemente at-
tratto dalle idee positiviste che andavano afferman-
dosi in quei periodo; studiò e lesse appassionata-
mente le grandi opere scientifiche dei tempo e
13

compì alcuni memorabili studi sulle formiche sviz-
zere; laureatosi in medicina, si dedicò alla psichia-
tria e ne divenne ordinario presso l'Università di
Zurigo quando aveva poco più di trent'anni; fu
fautore delle idee del socialismo e finché visse si
prodigò per la divulgazione del sapere e per il
miglioramento delle condizioni sociali generali.
L'opera di Forel si svolse su molti campi con-
temporaneamente:
. 1. come entomologo egli studiò a lungo le for-
miche pubblicando nel 1874 una celebre e impor-
tante monografia nella quale ne descrive la vita so-
ciale, l'anatomia e la fisiologia; Il
2. come istologo, studiò il sistema nervoso cen-
trale, compiendo alcune interessanti scoperte e pro-
spettando una brillante teoria sui neuroni:
3. come psichiatra, elaborò una teoria dinamica
della coscienza 12 e studiò I'ipnosi," ma soprattutto
cercò di dimostrare, nella Sua veste di direttore del
Frenocomio di Burgholzli, che i disturbi psichici
dei pazienti migliorano se migliora l'ambiente so-
ciale nel quale essi vivono;
4. come medico, studiò la sessualità, pubbli-
cando nel 1905 un libro Die Sexuelle Frage 14 che,
già tradotto in ventitré lingue nel 1942, ancora
oggi è considerato un caposaldo nel movimento
per la riforma sessuale e inoltre studiò a fondo
14






l'alcolismo contro il quale condusse un'incessante
lotta;
5. come scienziato e politico, si prodigò per di-
vulgare gli insegnamenti del nuovo illuminismo
biologico, auspicando una religione scientifica del
bene sociale e una società più illuminata dai lumi
della ragione.
Dal punto di vista ideologico Forel fu un con-
vinto assertore del materialismo monistico: egli
ritiene che tutte le cose esistenti si sviluppino da
un unico principio e che non vi sia distinzione tra
realtà spirituale e materiale, perché il mondo è una
sostanza unica; le suddivisioni della realtà (forme,
classi, specie) sono artifici intellettuali come i gra-
di della longitudine e della latitudine del globo
terrestre; afferma che Dio non è altro che « l'Es-
senza dell'Universo presumibilmente assoluto, ma
assolutamente inconoscibile per l'uomo »,15 e che
« ogni dotta disquisizione sull'atomo, sull'energia,
sull'infinito, sull'universo eccetera è uno spreco di
tempo: sono parole prive di significato ». Egli si
limita a dirne: « agnosco ».15 In quanto all'uomo,
ritiene che « le funzioni del cervello e della mente
umana siano una cosa sola »15 e quindi non accetta
il concetto di anima personale eterna. Giovane do-
cente a Zurigo, scandalizzò gli anziani colleghi af-
fermando che « Tutti gli attributi della mente urna-
15

na possono farsi risalire ad attributi appartenenti
alla mente degli animali superiori ».16 Per lui l'uo-
mo non è altro che. un animale superiore e la sua
civiltà è presumibilmente il più alto stadio o forma
di sviluppo possibile nell'Universo.
La sua posizione è dunque molto chiara: il tra-
scendente non l'interessa; « agnosco », egli affer-
ma. E tuttavia la sua sensibilità di uomo di scienza
e di mente illuminata gli fa desiderare una società
giusta, dove il Bene Sociale sia la norma più alta
della vita, dove chiunque contrasti questo Bene
Sociale sia da reputare immorale. E questo Bene
Sociale egli ritiene poter essere perseguito elimi-
nando dalla società l'ipocrisia, la grettezza, l'igno-
ranza, diffondendo il sapere, favorendo la pace in
tutto il mondo. ForeI è così convinto assertore di
queste idee che, ritirato si a poco più di cinquan-
t'anni dalla carriera universitaria, pur continuando
ad esercitare la professione dei neurologo, si de-
dica a scrivere e a fare conferenze per la loro dif-
fusione.
Fu nei 1920, quando aveva già settantadue anni
e la vita gli aveva fatto conoscere grandi dolori
personali (aveva perduto il figlio maggiore stron-
cato da un'embolia alle soglie della laurea in me-
dicina e la sua salute non era affatto buona) e col-
lettivi (aveva assistito impotente, lui fautore della
16


pace universale, ai palesi orrori della Grande
Guerra e ora intravedeva i più sottili ma non me-
no gravi danni prodotti dalla scriteriata industria-
lizzazione dell'Europa), che sentì parlare per la
prima volta della Fede Baha'I. Curioso indagatore
di ogni aspetto della realtà, chiese subito, ed ebbe,
degli scritti. La lucida esposizione di 'Abdu'l-Baha
lo colpi profondamente; ogni Sua spiegazione dei
principi baha'f lo trovava consenziente, spesso
entusiasta. Ma era pur sempre un agnostico, un
materialista monista: come poteva accettare i con-
cetti di un Dio personale e di un'anima immortale
che invece la Fede Baha'i proclama? Qui era la
sua difficoltà e per questo scrisse direttamente al-
l'Espositore degli Insegnamenti Baha'I, ad 'Abdu'l-
Baha in persona." La Tavola qui pubblicata è la
risposta del Maestro.
Quale fu la reazione di F oreI ?
Letta la Tavola di 'Abdu'l-Baha a lui indiriz-
zata, Forel si dichiarò Baha'f e si affrettò ad ag-
giungere al suo testamento scritto nel 1912 una
postilla molto significativa:
« È stato solamente nel 1920, a Karlsruhe, che
sono venuto a conoscenza della religione mondiale
sovra-confessionale dei Baha'i, fondata in oriente
settant'anni or sono dal persiano Bahà'u'lléh. È
la vera religione del Bene Sociale dell'uomo, senza
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dogmi né preti, che lega assieme tutti gli esseri
umani che dimorano su questo piccolo pianeta.
Sono diventato Baha'L Possa questa religione vi-
vere e prosperare per il bene dell'umanità: ecco il
mio più ardente voto ».18
Ma questa aggiunta contraddice certe afferma-
zioni del testamento in cui egli nega la rivela-
zione divina, insegnamento irrinunciabile della Fe-
de Bahé'i. Probabilmente egli stesso si rese conto
dell'incongruenza e infatti si è trovata una mala
copia dattiloscrittae non datata di una sua let-
tera in francese indirizzata al Custode della Fede
Bahà'I, Shoghi Effendi, dopo la morte di 'Abdu'l-
Bahé. In questa lettera egli ripropone al Custod::
lo stesso quesito già proposto al Maestro: se egh,
monista e non credente nell'immortalità dell'ani-
ma, poteva essere Baha'I. Non conosciamo ancora
la risposta di Shoghi Eflendi, ma sappiamo che
questi, dopo la morte dello scienziato affermò che
egli non aveva ben compreso gli insegnamenti fon-
damentali della Fede Baha'L
Eppure il dottor John Paul Vader 19 ha recen-
temente scoperto fra gli incartamenti non ancora
catalogati di Forel un breve scritto assai signifi-
cativo, intitolato Preghiera Baha'i per l'ottobre
1927:
« O Tu, universale e inconoscibile Iddio! Per-
18


metti che questi poveri esseri umani su questo
piccolo pianeta lavorino incessantemente per il
bene sociale di tutta l'umanità, come Baha'u'lléh,
'Abdu'l-Baha e molti altri coraggiosi martiri han-
no fatto prima di loro. Permetti che lottino contro
gli ereditari istinti di voracità, ipocrisia ed egoi-
smo. Non più altisonanti slogan, pronunziati o
scritti, bensì azioni grandi e risolute. Solo allora
vinceremo. Amen ».
Che l'ormai ottantenne scienziato A. Forel aves-
se finalmente compreso il profondo significato spi-
rituale del suo incontro con la Fede Baha'i?
I lettori ci permettano una lettura personale di
questa preghiera che il vegliardo scienziato scrisse
sotto l'emozione di un'ennesima ondata di perse-
cuzioni contro i Baha'i in Persia; è una lettura che
si fonda su una nostra particolare interpretazione
di uno stato d'animo ancor oggi assai diffuso fra le
menti occidentali; in Forel noi ne vediamo l'em-
blema, nella sua storia vediamo la storia di molte
altre menti che, ancorché non altrettanto grandi,
sentono e vivono oggi lo stesso dramma interiore,
nato da una visione puramente intellettuale della
vita dissociata da una parimenti acuta comprensio-
ne spirituale.
« La vitalità della fede degli uomini in Dio va
spegnendosi in ogni paese »/0 scrisse Baha'u'[làh
19

alla fine del secolo scorso: è quello che possiamo
oggi constatare. Anche in Forel il fuoco d:lla. fed~
era stato spento: lo aveva soffocato il diluvio di
osservanze religiose .con cui lo aveva sommerso la
madre' avevano poi contribuito a mantenerlo spen-
to i suoi ulteriori incontri con una religione ormai
trasformata in tradizione, spesso in passiva accet-
tazione di dogmi inintellegibili, che il suo acuto in-
telletto rifiutava energicamente; ancora nel 1918
l'amico gesuita Wasmann/I da lui peraltro molto
stimato, gli aveva detto di « lasciar che Ro~a ?e-
cidesse »22 sulle cose che la scienza non nuscrva
a spiegargli. Ma come poteva Forel abdicare al-
l'uso della sua valida ragione e, lui convinto soste-
nitore del monismo, accettare il concetto della dua-
lità spirito-materia? E come possono i modern~ oc-
cidentali che ne ricalcano la strada, fare oggi al-
trettant;? Se in Forel c'era avversione alla reli-
gione - come in molti degli occidentali mode~-
ni - questa nasceva da un incontr.o. con U?~ reli-
giosità modificata dalla sovrapposlzl~n~ di mter-
pretazioni del tut~o er:ate. I~ e~ett~ .l~ Forel -
come oggi in molti occidentali - l ost1l~ta .v~rso la
religione era, ahimé, diventata un preglud1Z1o; era
cioè una convinzione logica che, ragionevolmente
conseguita in una passata situazione, nel corso de-
gli anni aveva assunto un forte contenuto emo-
20


tivo e ora, di fronte alla situazione diversa di una
nuova religione - pur affascinante per la sua lu-
minosa chiarezza e per le proposte di estrema sem-
plicità e logicità - gli impediva di accettarne in
pieno il significato e il valore. Eppure i fatti gli
avevano dimostrato che la ragione getta sì una viva
luce nella vita, ma che questa luce - se l'amore
non la riscalda - è troppo gelida e al suo chiarore
l'uomo si ritrova solo e sconsolato su questo picco-
lo atomo dell'universo che è il pianeta terra. Come
ogni essere umano, Forel avvertiva un urgente bi-
sogno di dare una spiegazione ai grandi problemi
dell'esistenza, cui la scienza non si cura di dare ri-
sposta: perché la vita? perché il dolore? che cos'è
l'amore? Ma questa urgenza egli combatteva, cata-
logandola forse - come molti oggi - debolezza,
forse attribuendola all'età. Come mai dunque nel-
l'ottobre 1927 la sua anima si rivolse in preghiera
all'Universale e Inconoscibile Iddio, chiedendoNe
l'intervento nella vita umana, invocandoNe la
guida?
. Forse si era finalmente accorto che la preghiera
inespressa della sua anima dolente e assetata aveva
ricevuto una misericordiosa risposta e che - co-
me la pioggia che scende dalle nubi a esaudire la
muta invocazione della vegetazione appassita dal-
la siccità - l'amore di Dio si era riversato su di fui
21

nella forma degli Insegnamenti e dei Principi di
questa nuova Religione Universale, da lui stesso
definita nel suo testamento «la vera religione
del Bene Sociale dell'uomo ».23
A lui, come ad ogni razionalista d'Occidente, la
Fede Bahà'I rinnova l'universale e appagatore mes-
saggio della religione: si avvalga l'uomo dei criteri
di verità di cui dispone - perché Dio Stesso glieli
ha conferiti acché li usi - per indagare con oc-
chio scevro da ogni pregiudizio nel libro della
storia umana, nel libro della natura e nei Testi
Sacri. Se una è la realtà, una è anche la verità; in
questi tre grandi libri aperti dinanzi ai suoi occhi
egli non troverà contraddizioni, ma vi potrà leg-
gere quelle stesse verità che 'Abdu'l-Baha spiega
per il dottor Forel e per ciascuno di noi nella
Sua ponderosa Tavola.
]ULIO SAVI
San Giovanni in Persiceto, 23 maggio 1983
Julio Savi
'Abdu'l-Bahà e Auguste Forel
Julio Savi
Italiano
Tascabile, formato mini, tavole di fede rivelate
290 Altre Religioni e Religione Comparata
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9/8
1984 (II Ed.)
Si
No
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Tascabile copertina fless. dorso blu